Baldassarri neo-dirigente: “Entusiasmo alle stelle per la A2″

Fabio Baldassarri3

Ventisette anni il 15 settembre, Fabio Baldassarri interrompe la sua carriera da attaccante per divenire dirigente accompagnatore della prima squadra biancazzurra: “Io del Prato Calcio a 5 non so fare a meno, è una famiglia per me”. L’intervista.

Allora Fabio, raccontaci il tuo passaggio al ruolo di dirigente biancazzurro.
E’ successo che almeno per il momento ho dovuto interrompere la mia carriera di giocatore perché per un piccolo problema non mi concedono l’idoneità agonistica. Di lasciare il Prato Calcio a 5 però non se ne parla neanche, così quando mi hanno prospettato la possibilità di un ingresso nella dirigenza a sostegno della prima squadra, ho detto di sì senza pensarci un attimo.

Fabio Baldassarri passa alla carriera dirigenziale (foto Bilenchi)

Fabio Baldassarri passa alla carriera dirigenziale (foto Bilenchi)

Troppo forte la tua passione sportiva?
Sì, non posso farne a meno. A Prato poi qualcosa dovevo fare. Per me è una seconda casa, una famiglia. Nei tre anni da giocatore al Prato sono stato benissimo. L’importante per me era restare con la squadra, nel gruppo, dentro una società che non mi ha fatto mai mancare niente. Aiuterò Roberto e gli altri in tutto ciò che serve. Spero di trovarmi bene con i nuovi, ma ne sono sicuro. Stare con la squadra mi fa star bene.

Come lo vivi l’approdo in serie A2?
Era il sogno di tutti noi. Anche il mio, che ci arrivo dopo tre anni di serie B. E’ un palcoscenico importante, e sono convinto che la stagione ci regalerà tantissime emozioni. Ho visto nella società grandissima organizzazione, c’è entusiasmo ed un bel clima. Secondo me è stata allestita anche una bella squadra. Sono d’accordo con la logica di rinnovamento seguita dalla società, che ha deciso di andare verso nuovi acquisti giovani, di talento e che già hanno giocato ad alto livello. Ho visto che tutti arrivano molto motivati, sanno quale maglia andranno ad indossare e quante aspettative ha la piazza. Per me la cosa più importante è proprio quella: la motivazione dei giocatori. E poi non ci scordiamo tutti i confermati, che sono l’ossatura della squadra e conoscono già l’ambiente. Sono sicuro che faranno molto bene anche in serie A2.

E’ giusto l’obiettivo salvezza?
Sì. La linea giusta per una matricola è stare con i piedi per terra, specialmente pensando a quant’è competitivo il girone. Salvarsi è primario, poi parlerà il campo e nel corso dell’anno vedremo fin dove potremo arrivare. Restiamo umili e lavoriamo tutti insieme, allora ci potremo levare delle belle soddisfazioni. Sono sicuro che riusciremo a riformare il bel gruppo che ci ha sempre contraddistinto in questi anni. Il livello tecnico è importante ma i risultati vengono dal gruppo, se sapremo remare tutti quanti insieme nella stessa direzione potremo ottenere qualcosa di più della semplice salvezza.

Baldassarri ha giocato col Prato C/5 per tre stagioni (foto Bilenchi)

Baldassarri ha giocato col Prato C/5 per tre stagioni (foto Bilenchi)

Qual è stato il momento più bello per te nei tuoi primi tre anni pratesi?
Il giorno della promozione, a Pisa, è stato indimenticabile. Non potevo giocare ma è come se avessi giocato. Questa promozione in piccola parte la sento anche mia. Già c’eravamo andati vicino in Puglia. Nella semifinale del 2013 contro la Salinis, in campo c’era una bella adrenalina che non avevo mai provato. Poi la semifinale persa nel 2014 contro il Poggibonsi. Quest’anno finalmente abbiamo coronato il sogno dei ragazzi e di tutti quanti, ed in particolare del presidente Aniello Apicella che ci mette grande cuore e tanta passione. Sono stati ricompensati tutti i sacrifici, ed i successivi festeggiamenti sono stati davvero all’altezza, ma ce li meritavamo. Tra l’altro voglio salutare di cuore anche tutti quelli che quest’anno non sono più in squadra con noi. Mi sono sempre trovato benissimo con tutti, tutti mi hanno fatto sempre sentire parte del gruppo e li ringrazio. Ci siamo regalati emozioni difficili da descrivere.

E i tifosi?
Quest’anno il loro apporto sarà fondamentale. Già l’anno scorso abbiamo visto il loro calore, abbiamo sentito la passione che si riaccendeva a Prato. Adesso poi torniamo ad assaporare palcoscenici importanti e ci serve il sesto uomo in campo. Giocare col palazzetto pieno dà carica ed adrenalina.

Adesso che sei dirigente, potremo sempre chiamarti “Il Bambino”?
Il soprannome ormai è quello! (ride, ndr) Poi vediamo se nel tempo ne salta fuori un altro, ma intanto va bene così.