Birghillotti: “E’ Peppe Apruzzese il nostro capitano”

Daniele-Birghillotti.jpgDaniele Birghillotti, che aveva iniziato la stagione con la fascia di capitano al braccio, ci racconta come, con una sorta di vera e propria “investitura”, ha passato i “gradi” ad Apruzzese. Il grande Peppegol è il nuovo capitano laniero.

Su Prato-Pisa di sabato scorso, terminata 3-1 per i biancazzurri, era rimasto un punto da chiarire. Nonostante il rientro di Birghillotti dall’infortunio, era stato bomber Apruzzese ad entrare in campo con la fascia di capitano, già indossata da Peppegol nelle prime due partite contro Astense ed Atlante quando Birghillotti era confinato in tribuna per un affaticamente muscolare. La stagione però era iniziata con Daniele Birghillotti che, per tutto il mese di settembre, aveva indossato la fascia di capitano dei biancazzurri: cosa si celava dietro l’ingresso in campo di sabato scorso, allora?
Siamo andati a chiederlo proprio a Daniele Birghillotti, che con schiettezza ci ha svelato una scena andata “in onda” sabato scorso prima della partita col Cus. Entriamo allora per una volta – eccezionalmente – nei segreti dello spogliatoio del Prato Calcio a 5: ne vale la pena, la guida è di quelle autorevoli, la scena è di quelle da ricordare.

Daniele Birghillotti, uno dei leader della squadra laniera

Daniele Birghillotti, uno dei leader della squadra laniera

Birghillotti, chi è il capitano del Prato?
“Il capitano è Peppe [Apruzzese, ndr]. E’ uno che da anni indossa questa maglia dando l’anima e finendo sempre in vetta alla classifica marcatori. E’ un giocatore che, oltre a segnare a ripetizione, ha il rispetto di tutti noi: andava premiato. Io poi gli ho ceduto la fascia perché, come ho detto ai ragazzi, sarò capitano quando sarò vecchio. Adesso sono troppo giovane”.
Come e quando è avvenuto il passaggio di consegne?
“Prima della partita col Pisa, negli spogliatoi, ho voluto dire due o tre parole ai ragazzi. Avevo la fascia di capitano, e m’è sembrato importante ricordare a voce alta, lì, davanti a tutti, quanto quella fascia sia importante, che cosa significhi veramente. La fascia di capitano significa rispetto. Rispettare quella fascia vuol dire rispettare e sostenere i propri compagni di squadra, sempre. E’ questo ciò che fa una squadra, il rispetto: mai mancare di rispetto alla fascia di capitano, mai mancare di rispetto ai propri compagni. Altrimenti il capitano si arrabbia, perché il rispetto viene prima di tutto. Detto questo, ho aggiunto che però io ancora sono giovane e che voglio giocare fino ai 50 anni, e che solo allora accetterò la fascia di capitano. A quel punto ho ceduto la fascia a Peppe, che merita di essere il capitano di questo Prato. Mi sembra che sia stato contento e che abbia subito metabolizzato le sue nuove responsabilità, visto che ha giocato benissimo”.

Giuseppe "Peppegol" Apruzzese, uomo-simbolo e capitano del Prato

Giuseppe “Peppegol” Apruzzese, uomo-simbolo e capitano del Prato

Parliamo dell’annata 2013-2014. Come la vedi questa stagione partita male ma proseguita in ben altro modo?
“Secondo me la stagione non è mai partita male. C’era solo da registrare qualcosa. Intanto c’è stato un cambio di giocatori notevole. Poi abbiamo cambiato allenatore, ed il cambio non è stato solo di modulo. Coccia sta facendo il professionista a tutti gli effetti, con allenamenti mirati nei quali imposta specificamente la partita del sabato e prepara una squadra che vuole giocare da leader. Poi sono arrivati molti giocatori nuovi, che si sono ambientati bene anche per merito nostro. Abbiamo questa capacità di fare ambientare i nuovi arrivati, di cercare di far stare tutti come in famiglia. E’ una cosa che va a favore di tutti, se i giocatori stanno bene è più facile far bene e vincere, che poi è quello che vogliamo tutti. Detto tutto questo, ripeto, adesso a poco a poco ci stiamo registrando, ci stiamo trovando. Dobbiamo ancora lavorare e migliorare tanto, ma la squadra c’è e c’è stata fin dall’inizio. Volendo muoverci una critica, forse all’inizio non c’era l’impegno massimo che vedo adesso. Lì forse all’inizio è mancato qualcosa, a livello mentale più che tecnico-tattico. Forse c’erano troppe primedonne. Poi le cose hanno iniziato a girare, i risultati a venire, l’entusiasmo a crescere e ora direi che l’impegno è quello giusto. Potremo vincere o perdere con chiunque, ma adesso sappiamo di essere in grado di lottare con tutti”.
Col Pisa è piaciuta la vostra tranquillità.
“Sì, abbiamo impostato bene la partita. Direi che c’è stato un buon approccio”.
Grande il tuo assist di prima per l’1-0.
“Sono stato fortunato”.
Quanto è stato bello rientrare?
“Molto, mi è scocciato proprio stare fuori. Anche perché m’ero allenato bene, forse troppo, e per questo mi sono ritrovato con un affaticamento. Ho dovuto impormi uno stop per evitare guai. Adesso sto bene. In ogni caso i miei compagni non hanno fatto sentire la mia mancanza. Finora non siamo mai stati al completo, eppure siamo stati competitivi lo stesso: è anche da queste cose che si vede che c’è squadra”.
La trasferta di Castellamonte?
“Difficilissima. L’anno scorso ci abbiamo vinto anche con parecchia fortuna. E’ un bell’avversario, il Castellamonte, sarà una battaglia. Quest’anno poi le partite sono tutte dure. Il campionato è breve, l’ammazza-campionato non c’è, tutti lottano per arrivare tra le prime 4 a fine andata per entrare in Coppa Italia. Nessuna partita quest’anno può essere presa alla leggera”.