“C’è un’energia mai vista, il Prato C/5 non lo mollo”

Cristian Bini Conti2Cristian Bini Conti, allenatore dell’Arpi Nova (“Ho una bellissima squadra, sono molto soddisfatto”), continua anche il suo rapporto di collaborazione a tutto tondo con il Prato Calcio a 5. L’intervista a chi negli anni è divenuto una “colonna” biancazzurra.

Come già era successo l’anno scorso, quando mister Bini Conti era tornato alla guida della Pietà 2004, anche quest’anno il tecnico pratese resta in panchina – guiderà l’ambiziosa Arpi Nova – ma non rinuncia al rapporto di collaborazione col Prato C/5 che, in varie forme, dura ormai da molti anni.
La prima domanda è dunque molto diretta. Cristian, non riesci proprio a mollare il Prato Calcio a 5 eh?
“No, non mollo, assolutamente. E se mi chiedono di spiegare perché, forse dovrei rispondere che è una malattia (ride, ndr). Il fatto è che dalle persone che sono qui, come anche da chi se n’è andato come Fiori e Quattrini, io ho avuto veramente tanto a livello umano. Potere contraccambiare queste persone, anche solo con la piccola mano che sono in grado di dare da collaboratore, è un po’ il mio modo di dire grazie”.
Hai avuto ma hai anche dato. Dal tuo lavoro sui giovani è uscita per esempio la salvezza del 2012.
“Sì, ed è stata una grande soddisfazione per me aver dato il mio contributo. Direi che in questi anni si è instaurato un rapporto di collaborazione importante. Spero di aver portato in società la mentalità di guardare con attenzione ai giovani. L’anno scorso è stata cruciale la scelta di affidare l’Under 21 a Carlo Mercadante, una persona preparata ed un amico, in modo da dare continuità al lavoro intrapreso. Oggi Carlo ha fatto compiere al settore giovanile un bel balzo in avanti, è la strada giusta. E’ bello in queste sere arrivare al palazzetto e vedere tutti quei giovani in campo. Sono il futuro, il nostro futuro”.
E dire che poche settimane fa, a sentire in giro, il Prato era dato quasi per moribondo. E poi che è successo? Il ‘mostro’ si rifiuta di morire?
“Potremmo dire così, sì (ride, ndr). Scherzi a parte, bisogna rendersi conto che tutte le cose hanno un ciclo. Anche le cose bellissime, prima o poi finiscono. Sono andate via figure carismatiche, è vero. Ma resta la società, resta il progetto, resta questa maglia gloriosa. Il Prato esiste da 26 anni, nel calcio a 5 è un record: la società c’è ancora perché sa bene che le persone passano, la maglia rimane. E in fondo la società sta di fatto proseguendo un ringiovanimento che era già iniziato l’anno scorso”.

Cristian Bini Conti (a destra) con Carlo Mercadante, responsabile del settore giovanile laniero

Cristian Bini Conti (a destra) con Carlo Mercadante, responsabile del settore giovanile laniero

In questi anni al Prato Calcio a 5 le hai fatte quasi tutte: prima tifoso, poi magazziniere, dirigente, quindi allenatore, ora collaboratore.
“Senza quasi, le ho fatte proprio tutte! Ero già tifoso del Prato nei primi anni del Pattinodromo. Poi c’è stata l’epopea del grande Prato. Il viaggio a Lisbona al seguito della squadra in Champions… Che poi è tutta colpa, o merito, non si è mai capito bene, della Nicoletta, che di questa squadra è la prima tifosa assoluta. Tra l’altro ci capisce molto e vede lontano, tante volte mi ha anticipato cose che poi effettivamente sarebbero successe in squadra. Nel viaggio a Lisbona è nata l’amicizia con Fiori, continuata poi negli anni. E’ stato lui la prima persona a volermi qui al Prato C/5. Un’amicizia che è continuata anche con Pippo Quattrini, che ebbe fiducia in me affidandomi l’Under 21”.
Ti è mancato un solo ruolo in questo cursus honorum biancazzurro: quello di giocatore. Troppo tardi ormai, direi…
“Non è mai troppo tardi, io ci spero ancora (ride, ndr). Comunque se vogliamo essere precisi l’anno scorso qualche allenamento col Prato l’ho fatto anch’io, quindi… E per completare il quadro ho anche fatto da arbitro in qualche amichevole”.
Eh già, perché Bini Conti è stato anche un buon arbitro.
“Ho arbitrato per quindici anni, nel calcio sono arrivato fino all’Eccellenza, nel calcio a 5 fino alla serie C1. A un certo punto ho smesso perché mi stava impegnando troppo, stava diventando un lavoro. Chiusi un giorno a Tavola, quando arbitrai la finale del torneo organizzato come primo memorial di mio padre. Quel giorno dissi che avrei smesso e, salvo qualche raro favore, ho tenuto fede a quell’impegno. Voglio che il mio addio all’arbitraggio resti legato per me a quel giorno così importante. Ci tengo. Tra l’altro è un torneo che c’è ancora”.
Torniamo al Prato C/5, che sembra tornato attivo come non gli accadeva da anni. Da dove esce tutta questa energia positiva?
“Partiti Pippo ed altri elementi importanti, in tanti davano la società per finita. Il capolinea magari da fuori sembrava vicino ma dall’interno non c’è mai stata questa sensazione ed è stato eccitante vedersi invece innescare un grande processo di reazione. E’ scattato qualcosa, a me piace pensare che sia stata la spinta dei giovani a dare il ‘la’ al rilancio, e tra i giovani ci metto anche Roberto Coccia. Perché Roberto è giovane e perché sta per affrontare la prima esperienza in panchina da allenatore, anche se già l’anno scorso insieme anche a me collaborava già fattivamente con Pippo. Questa incoscienza della gioventù, se così vogliamo chiamarla, questo entusiasmo rinnovato hanno rimesso in circolo dell’energia davvero vitale. Per assurdo, se qualcosa ci manca al momento è un filo di esperienza in più in prima squadra, anche se so che è un aspetto sul quale la società sta già lavorando”.
Parlaci del tuo impegno come tecnico dell’Arpi Nova. Sta venendo su una bella squadra, soddisfatto?
“Moltissimo. A grandi linee somiglia al Prato: ci sono alcuni vecchietti esperti e molto forti, Manuel Moro su tutti che dev’essere il mio allenatore in campo, e poi ci sono tanti giovani veramente bravi. Inoltre stiamo costruendo uno staff all’altezza, con Stefano Zanacchini che è il mio secondo oltre che preparatore dei portieri. Marzio Mariotti col suo entusiasmo e la sua competenza sarà un ottimo dirigente, e poi ho un gruppo che già da ora mi dà l’idea di essere molto affiatato”.
E se venisse fuori un improbabile derby con SuperPippo?
“Me lo giocherei serenamente, riabbraccerei un amico. Sarei contentissimo di poter giocare una partita come quella, è sempre un piacere giocare con giocatori così forti. Così come un allenatore vuole allenare giocatori forti, ed infatti io non vedo l’ora di lavorare con un campione come Moro, così un giocatore vuole misurarsi con le squadre più competitive. Sono le partite più affascinanti”.
Finiamo con un po’ di sano amarcord. Qual è il tuo ricordo più bello degli anni d’oro al Prato C/5?
“E’ dura scegliere. Sportivamente è il gol di Chilavert nella finale scudetto in casa dello Stabiamalfi. Era il primo scudetto e quel gol resta una delle cose più splendidamente assurde che io abbia mai visto in questo gioco. Del resto la mia passione vera per il Prato nasce da lui, dalla prima volta che vidi giocare quel capoccione al palazzetto. Mi conquistò subito, che giocatore! Umanamente è il viaggio di ritorno da Lisbona. Io e la Nicoletta tornammo in aereo e c’era anche la squadra, appena atterrati volevamo prendere un taxi ma la società ci invitò sull’autobus della squadra. Fu un viaggio indimenticabile. Ricordo le foto, Bearzi che scherzava, Leo che non si poteva sedere perché gli faceva male il ginocchio, Restivo che prendeva in giro Chilavert, Fiori che faceva il verso a tutti… Sono pieno di ricordi, e sono proprio quei ricordi che non mi permettono di andare via dal Prato Calcio a 5. Per me il rapporto umano conta tanto. E poi mi piacerebbe aggiungere una notazione finale, ci tengo”.
Prego.
“Se uno decide di abbracciare una società non deve necessariamente diventare nemico di un’altra. Non vedo perché non debba esserci collaborazione. Certo, non possono essere realtà che partecipano allo stesso campionato, questo no. Ma la collaborazione non è un nemico. L’esperienza che ho fatto e faccio al Prato C/5 io la restituisco ai miei giocatori all’Arpi Nova, ed i giovani dell’Arpi Nova sicuramente mi daranno un’esperienza che io potrò ritrasferire al Prato. Nel mondo del nostro calcio a 5 troppo spesso sento questo che sparla di quello e viceversa. E’ sbagliato. Avere meno rivalità e più collaborazione ci aiuterebbe tutti”.