Gargini: “Il futuro passa da un grande settore giovanile”

gargini8L’entusiasmo, la determinazione, la competenza: Marco Gargini, uno dei nuovi dirigenti del settore giovanile del Prato C/5, si presenta motivatissimo al via della stagione 2014-2015. E ci racconta i suoi tanti anni di vera passione biancazzurra.

Marco, benvenuto al Prato C/5. Come è nata la tua scelta di entrare nella società biancazzurra?
Intanto grazie per il benvenuto e grazie per l’intervista. Normalmente sono dall’altra parte del fronte e questa è la mia prima intervista da intervistato. E per me è un onore essere intervistato dal mitico ppf! La passione per il calcio a 5 è nata molti anni fa: ero ancora un pischellino, poco più che un bambino. Iniziai a seguire il Prato Calcio a 5 a 12 anni, la bellezza di 18 anni fa. A 18 anni, nonostante ci fosse qualcuno che mi consigliava di darmi all’ippica (sorride, ndr), decisi di darmi al futsal, giocando per alcuni anni nelle serie regionali minori. Poi, dopo esser passato all’amatoriale, ho dovuto appendere le scarpe al chiodo. Non che il movimento abbia perso molto, eheh, ma per me è difficile stare lontano dai palazzetti. Sono tornato a seguire il Prato in Serie B, anche se non abito più nei paraggi, e si sa che l’appetito viene mangiando. Così, partita dopo partita, mi son sempre più avvicinato alla società. Ho stretto rapporti di amicizia con alcuni giocatori, tra cui bomber Apruzzese che tra l’altro abita non molto lontano da casa mia. Siccome sono ancora relativamente giovane, e siccome conosco bene gli errori comportamentali ai quali possono andare incontro i ragazzi di 18-19-20 anni, ho scelto di impegnarmi con l’Under 21. Voglio portare la mia esperienza, sperando di vedere i giovani giocatori di oggi calcare palcoscenici importanti tra qualche anno.

Margo Gargini, nuovo dirigente del settore giovanile biancazzurro

Marco Gargini, nuovo dirigente del settore giovanile biancazzurro

Che atmosfera hai trovato, e cosa ti proponi per la stagione a venire?
La società Prato Calcio a 5 mi sembra una grande famiglia, dove tutti si danno da fare e soprattutto si aiutano senza calpestarsi i piedi. Penso che questo sia importante. La cooperazione e la collaborazione all’interno di una società sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi, ma soprattutto per lavorare con serenità. Ecco, penso che la parola “serenità” sia la chiave del mio arrivo al Prato Calcio a 5. Da ex giocatore ti posso dire che laddove c’è serenità è tutto più facile. Il compito dei dirigenti è anche questo: farsi carico delle problematiche senza farle pesare su chi scende in campo. Mi sembra che le premesse, da questo punto di vista, siano ottime e penso che la stagione 2014-2015 sarà un’annata piena di soddisfazioni per il Prato Calcio a 5. Ringrazio il presidente Aniello Apicella, il responsabile del settore giovanile Cristian Bini Conti e tutti gli altri membri della società per l’opportunità che mi hanno dato. E ringrazio ppf per avermi indicato ai vertici societari! (ride, ndr)

Quali altre esperienze dirigenziali hai avuto in passato?
Ho fatto l’addetto stampa al Maliseti Calcio e ho seguito per un anno sempre dal punto di vista della comunicazione l’Al.Pi. Pallamano, ma diciamo che mi sono fatto le ossa nell’Hockey Primavera Prato, quando la società cominciava il proprio inesorabile declino. Ecco, sinceramente spero che l’esperienza al Prato Calcio a 5 vada molto meglio. All’epoca la situazione societaria della Primavera era molto difficile. Diversi giocatori, che comunque si sono fatti onore e non posso fare altro che ringraziarli per le gioie che mi e ci hanno regalato, lamentavano un certo distacco da parte della società nei loro confronti e sinceramente non voglio che questo si ripeta. Anche se ci deve sempre essere un confine tra il giocatore e i quadri dirigenziali, bisogna fare in modo che chi scende in campo non si senta abbandonato. I giocatori bisogna farli sentire importanti, anche perché lo sono. Ne approfitto per fare i complimenti a Massimo Tataranni, che in questi giorni ha vinto gli Europei con l’Italia, ma che è stato malmenato e fermato da poliziotti spagnoli in borghese per aver esultato troppo. Ora il “Tata”, che era un giocatore della Primavera quando c’ero io, è tornato a casa, ma non ha potuto presentarsi sul podio e posso immaginare quanto questo gli pesi. Purtroppo, e io ne so qualcosa avendolo vissuto sulla mia pelle, qualche poliziotto spagnolo crede che tutto gli sia permesso. Ecco, a parte la sventura, spero che un giorno almeno uno dei ragazzi dell’Under 21 del Prato riesca a togliersi certe soddisfazioni, arrivando in A1 e magari vincendo qualcosa con la Nazionale.

Marco Gargini con capitan Apruzzese

Marco Gargini con capitan Apruzzese

La tua “fede biancazzurra calcettistica” risale a tanti anni fa: raccontaci questa tua passione.
Mi sono avvicinato al Prato Calcio a 5, come detto, che ero poco più che un bambino. Il Prato giocava ancora in B e soprattutto al Pattinodromo. Nella stagione 1996-1997 partecipai alla mia prima trasferta. Il Prato si giocava praticamente la promozione in Serie A (all’epoca unica, non c’erano A1 e A2) a Jesi contro la Jesina. Partimmo dal mitico ET e mi accompagnò la buon’anima di mio nonno Giorgio, che all’epoca mi accompagnava dappertutto in casa e in trasferta: a vedere il calcio a 5, a vedere l’Al.Pi. Pallamano, a vedere il Prato del calcio… Se sono un malato di Prato e delle squadre pratesi è soprattutto merito/colpa sua. Mi ricordo che quel giorno mangiammo una faraona fenomenale, ma, tornando al futsal, in quella squadra c’era un portierone di nome Claudio “Ciccio” Fiori, ma c’era soprattutto un giocatore che rimarrà nella storia del nostro amato Prato. Sto parlando di Velimir Andrejic. Stavamo perdendo 6-4 a pochi minuti dal termine, poi segnammo il 6-5. A due secondi dalla sirena Andrejic marcò il 6-6. Un’apoteosi con Fiori che si lanciò verso il settore occupato dai pratesi e i Carabinieri che ci raccattavano di peso per farci tornare a sedere. Tu, caro ppf, dovresti ricordarti bene quei momenti visto che li facevi letteralmente vedere attraverso la radio. Tra l’altro, ero seduto accanto a te. Con quel risultato non riuscimmo a salire direttamente in Serie A, ma fummo lo stesso ripescati. Poi vennero gli anni d’oro del grande Furpile. Anche lì, tantissime trasferte. Tante gioie, ma anche alcuni dolori, come la Coppa Italia che la Lazio vinse in maniera ben poco ortodossa. Prima i palloni gettati in campo a Colleferro, poi la ripetizione della finale in campo neutro. A parte che secondo me avrebbero dovuto consegnarci la Coppa Italia a tavolino e radiare la Lazio, comunque sono convinto che avremmo potuto ripetere quella partita anche altre 100 volte, ma non l’avremmo mai vinta. In campo e sugli spalti si vedono determinate cose e si vivono molte sensazioni e così penso che quell’anno la coccarda tricolore tonda non dovevamo cucirla sul nostro petto, e non per demerito nostro. A proposito di trasferte: se a Perugia stanno ancora cercando alcuni palloni, possono ottenere informazioni da me e da quel folle (in senso buono) di Edgar Schurtz…

La ritrovata centralità del settore giovanile, un’Under 21 giovane, la scuola calcio a 5: il lavoro non mancherà a te e a tutto lo staff, no?
La dirigenza del Prato Calcio a 5 ha capito che il futuro non è solo il ricordo di uno stupendo passato, ma che passa dalla programmazione dell’attività giovanile. Ci troviamo in un momento in cui la “cantera” è un qualcosa di fondamentale per il prosieguo delle attività e delle società. Fa bene il Prato a puntare molto sui giovani e sui bambini, che sono i giocatori della prima squadra di domani. Ci sono persone qualificate, ottimi allenatori e dirigenti che si sono messi a disposizione per portare avanti un progetto. Spero che i ragazzi dell’Under 21 capiscano quali sono e quali saranno gli sforzi della società. Mi aspetto di vedere ragazzi seri che negli allenamenti e in partita arrivino a sputare sangue, figurativamente parlando, per la maglia che indossano. Quella del Prato Calcio a 5 non è una maglia come le altre. C’è chi la può solo sognare, e chi ha la fortuna di poterla indossare. Spero che ogni ragazzo, nel suo piccolo, si tatui addosso quella maglia e pensi semplicemente a giocare soprattutto per la squadra, naturalmente divertendosi. E’ vero che il livello agonistico ti impone di vincere, ma soprattutto vorrei che i ragazzi capiscano che il futsal è divertimento. Spero che si crei uno spogliatoio affiatato perché questo aiuta. Dal mio piccolo, spero di donare ai ragazzi un minimo del mio spirito da combattente. Il giocatore, anzi, la mia squadra ideale è quella che vende cara la pelle, che non si risparmia, ma che in tutto questo rispetta gli avversari e soprattutto gli arbitri. Come sbagliano i giocatori, anche i direttori di gara possono sbagliare, d’altronde sono essere umani. Ecco, penso che lo staff dei dirigenti dell’Under 21 debba concentrarsi più sulla natura comportamentale e personale dei giocatori, mettendosi a loro disposizione per qualsiasi cosa ed esigenza, così da far concentrare gli ottimi allenatori Cleber e Lanfranco (il quale ha un solo grande difetto: è torinista!) meramente sulla questione tecnica.

Gargini con Rafinha

Gargini con Rafinha

Cosa ti aspetti dalla stagione della prima squadra?
Non voglio certamente gufare, ma un paio di mesi fa rilanciai l’hashtag #RoadToA2. Il campo nasconde sempre mille insidie ed è quindi sempre difficile fare pronostici, ma la squadra per salire di categoria c’è. Reputo fondamentali le conferme fatte fino ad oggi: Biscaro, Rafinha, Calamai, Apruzzese, Wellington… Sono tutti giocatori che chiunque vorrebbe avere in squadra: mi dispiace per gli altri, ma li abbiamo noi. Poi l’arrivo di Bertoldi lo reputo fondamentale e non solo per il periodo di assenza di Calamai. Sono molto contento dell’ingaggio di Balestri e sono fiducioso: l’ho visto giocare e penso che riuscirà ad adattarsi bene, a suon di gol, anche in B. La scorsa stagione siamo stati sfortunati perché proprio alla fine ci siamo ritrovati con Vincentini squalificato per un’ingenuità, Calamai rotto e Wellington con qualche acciacco fisico. Con uno o due cambi in più penso che avremmo fatto molta più strada… Credo che mister Coccia, un allenatore e un uomo eccezionale, possa fare un ottimo lavoro. Vediamo se dal “calcettomercato” arriveranno altri colpi così da allungargli la panchina.

Cosa aggiungere, per concludere degnamente questa bella chiacchierata?
Approfitto dell’intervista per ringraziare una persona per me molto importante nel mondo del calcio a 5: Renzo Bellandi. “Renzino”, anzi “Renzone” visto come è lievitato negli ultimi tempi, è stato il mio primo allenatore di calcio a 5 ai tempi dell’Atlantide Prato in Serie C2. Se ho imparato a giocare a futsal e a guardare questa disciplina con occhio critico è soprattutto merito suo. Gli auguro di tornare ad allenare ad alti livelli perché se lo merita.

Nella foto, un tris di confermati in prima squadra: Biscaro, Wellington e Rafinha

Nella foto, un tris di confermati in prima squadra: Biscaro, Wellington e Rafinha