Massafra: “Maglia storica, vogliamo lottare al vertice”

Massafra2018Prima intervista da giocatore laniero per Donato Massafra: “Amo il mio ruolo, nel futsal il portiere è centrale. Ho buoni riflessi e sono un uomo-spogliatoio, in una squadra il gruppo è tutto. Non vedo l’ora di cominciare”. Andiamo a conoscere meglio il Numero 1.

Donato Massafra, 29 anni a dicembre, è il nuovo portiere del Prato C/5 (fonte foto: internet)

Donato Massafra, 29 anni a dicembre, è il nuovo portiere del Prato C/5 (fonte foto: internet)

Donato Massafra, quali sono le tue prime sensazioni da Numero Uno biancazzurro?
Le sensazioni sono belle. Sono molto contento di essere approdato al Prato. Questa è una delle società più antiche del futsal italiano, è una realtà storica. Ho molta voglia di dimostrare il mio valore con indosso questa maglia così importante. Mi stuzzica anche l’idea di venire in Toscana, una regione bellissima nella quale ho anche dei parenti, a San Miniato. A Prato c’è pubblico, c’è tradizione, c’è ambizione: non vedo l’ora di cominciare.

Quali reputi le tue doti migliori?
Premesso che non mi piace autovalutarmi, perché preferisco che a giudicarmi siano gli altri, direi i riflessi ed il fatto di essere un uomo-spogliatoio.

Massafra nel 2015 con la maglia del Napoli (fonte foto: internet)

Massafra nel 2015 con la maglia del Napoli (fonte foto: internet)

Hai girato molte squadre, nelle ultime stagioni.
E’ vero, sono cinque anni ormai che vivo lontano dalla Puglia, per fortuna ho avuto buone possibilità in giro per l’Italia. Quest’anno in particolare è stato un po’ complicato, ho iniziato a Rieti poi sono passato alla Came che mi ha letteralmente adottato. E’ stata una bella esperienza della quale sono contento anche perché credo di essere riuscito a dare il mio contributo alla squadra. Il mio obiettivo è sempre quello, aiutare la squadra ed onorare la maglia che indosso. Il mio impegno sarà massimo e sono certo che se il gruppo andrà bene, tutti noi giocatori faremo bene. So che a Prato ci sono tutti i presupposti per ottenere risultati positivi e so che la squadra sarà rinnovata. Non mi piace fare proclami ma l’obiettivo per l’annata dev’essere lottare ai vertici. Dovremo avere ambizione senza presunzione, con umiltà ma anche senza nasconderci.

A Prato sei l’erede di Thiago Perez.
Sì ed è un grande compito. Perez è un gran portiere, l’ho visto dal vivo l’anno scorso alla Final Eight di Coppa in Puglia. So che a Prato Thiago lascia un grande segno, ha saputo entrare nel cuore dei tifosi. Io voglio dimostrarmi alla sua altezza.

Massafra quest'anno durante una partita della Came (fonte foto: internet)

Massafra quest’anno durante una partita della Came (fonte foto: internet)

Cosa ti piace di più nel tuo ruolo di estremo difensore?
Il fatto che è un ruolo importante, difficile, centrale nel nostro sport. Dicono che per essere portieri bisogna essere un po’ pazzi ed io questo lo sono sempre stato (ride, ndr). E’ un ruolo che richiede personalità e responsabilità e che è capace di regalare grandi soddisfazioni. Ormai sono tanti anni che faccio il portiere. Iniziai a otto anni, nell’ambito della chiesa. Volevo giocare in tutti i modi ma ero troppo piccolo di età. Dopo tanto insistere alla fine i più grandi si arresero, mi dissero sì e mi lasciarono andare in porta. Sembra che me la cavai subito bene, anche se attribuirono tutto alla pura fortuna e ricordo che se ne uscirono con un soprannome curioso ma un po’ particolare, “culetto” (ride, ndr). Crescendo provai anche altri ruoli nel calcio, giocai un po’ da centrocampista e da difensore centrale, ma dai 12/13 anni in poi avevo già deciso, ero un portiere e non avrei più cambiato. Intorno ai 15/16 anni poi conobbi il calcio a 5 vedendo giocatore il Martina, me ne innamorai e quando al provino mi presero fu una bella soddisfazione. Da lì, solo calcio a 5.

Cosa ti conquistò, in particolare?
Mi colpì subito che nel futsal il portiere è nel centro del gioco, si è molto più impegnati rispetto al calcio a undici. Qui è tutta una questione di attimi, cosa che dà grande adrenalina e responsabilità. Può succedere di tutto da un momento all’altro, non puoi calare l’attenzione mai. E’ puro divertimento ed è un aspetto fondamentale, perché alla fine si fa sport per quello. E’ stato il nostro segreto alla Came, quest’anno. Gruppo meraviglioso, unito, sempre pronto a scherzare, ad aiutarsi. Divertimento e amicizia: la nostra grande annata è venuta fuori da lì, da quel clima sereno. Dovremo essere bravi a ricreare questo stesso tipo di gruppo anche a Prato, è la chiave di tutti i risultati.