“Stagione quasi perfetta, sono orgoglioso dei miei ragazzi”

Prato-festa2Intervista fiume a mister Roberto Coccia, il tecnico che nel giro di due anni è riuscito a riportare il Prato Calcio a 5 in serie A2: “Siamo ancora in preda all’euforia, i nostri sforzi sono stati ripagati. Questo è il campionato del nostro presidente”.

Mister Roberto Coccia, quali sono le sensazioni di un lunedì da Campioni?
Ancora non ci siamo ripresi dall’euforia. La vittoria ha un sapore dolce che abbiamo in bocca sin da sabato, ma che abbiamo pregustato per mesi. Adesso è il momento di gustarci questo successo fino in fondo. Siamo diluviati di messaggi di congratulazioni, stiamo avendo un feedback bellissimo da ogni dove. A livello nazionale il messaggio più diffuso è: bentornati! Siamo contenti di tornare a rappresentare un qualcosa che per la Toscana del calcio a 5 mancava da troppo tempo. Da fuori ci stanno attribuendo questo ruolo e noi siamo contenti di prendercelo.

Chi l’ha vinto questo campionato?
L’ha vinto il gruppo, mai come quest’anno. L’emblema della stagione è proprio la vittoria di Pisa. Nonostante le assenze quella che è andata in campo è stata una Squadra, dove ogni protagonista si è rivelato un attore principale. Neanche nei migliori film sportivo-motivazionali potevano inventarsi una storia così bella: i giocatori che durante l’anno sono stati un po’ meno utilizzati entrano, giocano alla grande e si portano a casa una partita di importanza storica. Sfido una sceneggiatore a inventarsi una storia più bella della realtà che sabato scorso è andata in campo a Pisa. Sono orgoglioso di tutti i miei ragazzi.

Mister Roberto Coccia portato in trionfo dai suoi ragazzi subito dopo il fischio finale a Pisa (foto di Marco Bilenchi)

Mister Roberto Coccia portato in trionfo dai suoi ragazzi subito dopo il fischio finale a Pisa (foto di Marco Bilenchi)

Quanto lavoro c’è dietro questo storico successo?
Ce n’è tanto. Quando ad inizio stagione parti con un obiettivo così chiaro e ambizioso, la cosa ti impone di doverci dedicare tanto, sacrificando anche il tempo per il lavoro e per gli affetti. Noi però questo sacrificio siamo riusciti a farlo tutti insieme, ripartendolo tra più persone, alcuni con una fetta di lavoro più grossa, altri con una più piccola ma sempre importante. Quando il sacrificio è condiviso, allora riesci a reggerlo benissimo. Poi, un epilogo come questo ti gratifica immensamente e ti ripaga di tutto.

Che ne dice del riaccendersi dell’amore dei tifosi?
E’ stato quasi un passaggio naturale. Il terreno era fertile, sono bastati un po’ di risultati e la passione è riesplosa. Certo, non pensavo che ciò sarebbe avvenuto in maniera così penetrante. La nostra tifoseria è divenuta simbiotica con la squadra. I tifosi hanno instaurato un rapporto continuo con i giocatori, qualitativo. Dai messaggi motivazionali alla presenza in trasferta ai cori… Sono tornati a seguirci dei tifosi veri, e li ringrazio tutti.

Adesso tutti dicono che avete dominato, e fanno quasi sembrare scontata la vittoria del campionato. Nei pronostici estivi però quasi tutti parlavano di “sarde inarrivabili” e dell’Asso in particolare come favorita numero uno.
Non parlerei di dominio. Ne discorrevamo anche domenica tra di noi, in squadra. Noi partite semplici non ne abbiamo avute mai in stagione, forse una. Ce le siamo dovute lottare e sudare tutte, conquistandole con fatica una per una. Il nostro girone era pieno di derby e le squadre di fuori regione erano qualitative, di facile non c’è stato niente. Ogni sabato ci siamo rimessi in gioco ed abbiamo battagliato al meglio delle nostre possibilità. Questo dà ancora più merito alla squadra. Una squadra che ha saputo reagire al taglio di Wellington, al passaggio da un gioco di attesa ad una manovra tutta attacco e pressione. Le sfide non sono mancate. Per questo è ancora più bello averle vinte.

Mister Coccia festeggia la vittoria del campionato con Rafinha, Daga e Balestri (foto Bilenchi)

Mister Coccia festeggia la vittoria del campionato con Rafinha, Daga e Balestri (foto Bilenchi)

C’è una dedica per la vittoria del campionato?
Terrò fuori la mia sfera personale: sanno quanto sono legato a loro e la dedica lì è scontata. Sì, una dedica ce l’ho. Se c’è una persona che, con tutti i sacrifici che fa, merita questo trionfo, è il nostro presidente Aniello Apicella. Bastava vedere con quale trasporto fisico ed emotivo ha vissuto i momenti della gioia a Pisa, dopo il fischio finale. Questo è il campionato del presidente. Se lo merita proprio, questa vittoria è sua. L’ha voluta fortemente. Tanti suoi consigli si sono dimostrati corretti, le poche volte che magari ha sbagliato lo ha ammesso. Ripeto: questo successo è del presidente.

Come sarà la vostra serie A2?
Come per la sfida alla serie B di vertice, anche qui non mancano le incognite. Dovremo studiare bene avversari che non conosciamo e rinforzare la squadra. Sarà una bella sfida ma del resto chi fa sport dev’essere predisposto alle sfide, altrimenti non lo può praticare. E’ una sfida che ci siamo fortemente voluti e che accettiamo di buon grado. Per fortuna abbiamo il tempo per poterci aggiornare e preparare al meglio. Dovremo continuare sul fronte del consolidamento societario, trovare nuovi partner e sponsor che sposino il nostro progetto. E valutare da un punto di vista sportivo la componente squadra, in modo da presentarci in serie A2 nel miglior modo possibile.

Senza dimenticare che ancora vi aspettano due giornate di serie B.
Il presidente ha dato direttive chiare e noi siamo tutti d’accordo. Vogliamo continuare la nostra straordinaria striscia di risultati eccezionali. Sono certo che contro l’Asso Arredamenti, il 28 marzo all’Estraforum, giocheremo una partita intensa di grande livello. Anche perché l’Asso è l’unica squadra che abbia saputo batterci in campionato. Darò comunque più spazio anche a chi ne ha avuto meno. Laino per esempio avrà i suoi minuti. Con l’Asso e poi col Castellamonte, la seconda e la quinta forza del campionato, ci aspettano due sfide di livello assoluto. Noi le affronteremo con voglia e determinazione.

Coccia festeggia con Calamai (foto Bilenchi)

Coccia festeggia con Calamai (foto Bilenchi)

Adesso è superata la delusione di quel maggio 2014 quando la Poggibonsese vi eliminò ai rigori nella semifinale play-off?
Non è superata, è completamente rimossa. Anzi no, ad essere sincero manca ancora un piccolo tassello: Alessandro Calamai, che quel giorno si ruppe il crociato, deve tornare a giocare a tutti gli effetti. A quel punto il brutto ricordo di quella partita sarà davvero del tutto superato.

Quanto è bello sentirsi dire “bentornati!” dal futsal che conta?
E’ bellissimo. E’ il segno che la piazza di Prato viene sempre riconosciuta come una piazza importante per il calcio a 5. Fin qui a dirlo era la storia, adesso lo dice anche un po’ del presente. Il futsal italiano sta riconoscendo le grandi cose che nella storia il Prato C/5 ha saputo regalare, ma sta anche apprezzando che da quel passato è nato l’attuale presente.

Qual è stato il momento più difficile della stagione?
Mi viene in mente il doloroso ma necessario taglio di Wellington per motivi disciplinari. Era un giocatore importante sul quale avevamo puntato per il consolidamento. Lì abbiamo dovuto fare quadrato ed è stato bello vedere società e squadra unirsi ancora di più, continuando in una grande scia di vittorie. Un altro momento particolare è stato perdere in casa dell’Asso seconda in classifica. E’ una sconfitta che ci ha indotto a ragionare un attimo su noi stessi. Anche se poi l’analisi della partita ci ha dimostrato che noi quel giorno abbiamo giocato sotto tono e comunque producendo molte occasioni. Poteva starci un incidente di percorso. Poi, più che un momento difficile mi viene in mente questo momento finale. Quando ti avvicini al grande risultato hai bisogno di raggiungerlo il più presto possibile, è fondamentale non farselo scappare. Io non volevo trovarmi a dover giocare le ultime due partite come se fossero ancora decisive. E qui c’è un altro grande merito della squadra: al primo match point ha subito portato a casa il risultato più grande. Il che mi conforta in un’altra analisi: il punto con l’Atiesse, che aveva fatto storcere la bocca a qualcuno, era un punto guadagnato, come dicemmo subito dopo il fischio finale.

Che altro aggiungere, mister?
Che è un piacere regalare la vittoria di un campionato ad una grande persona come Renzo Gualchieri, che sul campo non lo aveva mai vinto. Che apparire adesso nelle foto del trionfo del Prato Calcio a 5 di fianco a persone di cui ho sempre avuto grande stima mi riempe di gioia e di orgoglio, e penso a chi qui c’era anche ai tempi della Furpile. Se esistono le stagioni perfette, questa ci va molto ma molto vicino. L’unico dispiacere è l’infortunio di Miguel Permuy, un grande ragazzo che ha fatto una buonissima prima stagione in Italia e che non meritava di dover finire la stagione in stampelle.